Porti: Serracchiani, in ddl riforma norme per garantire Trieste
Ghio e Rojc, "depositeremo due emendamenti a difesa"
"Depositeremo due emendamenti a difesa della portualità regionale, che sono anche una chiamata alla coerenza e all'adesione del centrodestra. Se la riforma portuale non cambia, Trieste ci rimette più di tutti e aumenta il rischio di perdere l'occasione del salto di qualità rappresentato dagli investimenti". Le deputate Debora Serracchiani e Valentina Ghio, d'intesa con la senatrice Tatjana Rojc, tutte del Pd, annunciano il deposito, ad apertura dei termini, di due emendamenti, già tecnicamente perfezionati, al testo del ddl "Riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale". "Per dare reale effetto agli investimenti sul porto di Trieste - spiega la deputata dem - bisogna preservare integralmente i vantaggi competitivi esistenti e attuare lo status di 'porto franco internazionale' tutelato dai trattati internazionali, che garantisce alle merci transito, lavorazione e deposito in totale esenzione doganale e fiscale". "Con i nostri emendamenti - precisa Serracchiani - diamo seguito letterale alla mozione unanime del Consiglio regionale Fvg, inserendo nella riforma della portualità italiana la garanzia della storica extraterritorialità doganale dello scalo giuliano, sancita originariamente dall'Allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947 e tutelando la piena operatività dei punti franchi del territorio". Serracchiani precisa che il dispositivo "impegna il Governo a presentare alla Commissione Europea una proposta ufficiale di modifica del Codice Doganale dell'Unione, con l'obiettivo di escludere ufficialmente la zona franca del Porto di Trieste dal territorio doganale dell'UE". E ricorda in merito i "diversi tentativi fatti dal Pd e bloccati in vario modo dalla maggioranza incluso lo stesso partito della premier Meloni, che ha fatto l'opposto di quanto dichiarato. Ora - conclude - abbiamo tutti l'occasione di fare e non solo dire".
K.Radomski--GL