Burnham, 'sono pronto per il cambiamento dopo 40 anni di neoliberismo'
Neo leader laburista britannico promette svolta. E dice basta a guerra tra fazioni
"Sono pronto a governare" e promuovere una politica di "cambiamento" nel Regno Unito, dopo "40 anni di neoliberalismo che non sono stati gentili" verso tanta persone e fasce sociali. Lo ha detto Andy Burnham, neo proclamato leader del Labour al posto di Keir Starmer e premier britannico entrante. "E' la nostra ultima chance di cambiare", ha detto. Ha quindi rivendicato di non voler inseguire i temi sbandierati dalla destra rampante e da Reform Uk, il partito trumpiano di Nigel Farage. E ha inoltre invocato l'unità del Labour contro "il frazionismo', ricordando di aver sostenuto "tutti i leader del partito" nella sua vita politica. Indiscutibilmente capace di trasmettere più calore umano e più capacità di trascinare la platea di Starmer, Andy Burnham ha cercato di esprimere nel suo discorso una prospettiva di novità e di discontinuità nella proposta politica di un partito in crisi di consensi, ma anche di ecumenismo unitario. Ha parlato dell'impegno a riportare il Labour "fra le gente", con lui stesso in prima fila, e di "restituire la speranza ai cuori" dei britannici. Ha poi rinnovato gli impegni su un vasto decentramento, su una maggiore equità sociale e territoriale, sul rilancio di una crescita estesa a "tutti i distretti postali" dell'isola. Nello stesso tempo ha detto di voler essere il premier "del nord, del sud, dell'est e dell'ovest" dell'Inghilterra, senza eccezioni, come pure "del Galles, della Scozia e dell'Irlanda del Nord". Mentre ha evocato un ruolo pubblico più forte nell'economia, dicendosi fiero del sostegno ottenuto "dai sindacati e da tutto il nostro movimento socialista", non senza aggiungere di voler essere anche "amico del business": come ha dimostrato negli anni da sindaco di Manchester attirando investimenti privati per il rilancio di quell'area metropolitana. Quanto alle correnti del partito, ha assicurato che saranno rappresentate "tutte nel governo" rinnovato cui si appresta a dar vita la settimana prossima. Primo leader del Paese nato cattolico e primo laureato a Cambridge, dopo una sfilza prevalente di inquilini di Downing Street ex alunni di Oxford, ha toccato infine, col suo familiare accento inglese del nord, anche corde personali: parlando, tra accenni di commozione, del suo "lungo cammino politico" verso una leadership mancata più volte in passato, ammettendo di aver fatto errori, ma affermando di aver sempre "dato tutto" se stesso per il partito e di voler continuare a farlo per il Paese. Riferimenti non sono mancati a Starmer (assente, ma ringraziato con l'onore delle armi), a veterani del Labour presenti come lord Neil Kinnock, a suoi alleati di vario orientamento seduti in prima fila come il sindaco radicale di Liverpool, Steve Rotheram, o quello più moderato di Londra, Sadiq Khan, designato ieri per un seggio alla Camera dei Lord. Ha infine lasciato la sala fra le ovazioni dei compagni, dopo aver accennato qualche passo a ritmo di musica, abbracciando la sua riservatissima moglie Marie-France van Heel: compagna di vita olandese fin dal tempo dei comuni studi universitari a Cambridge.
D.Czajkowski--GL