El Topo Cienfuegos, una vita tra le macerie, anche all'Aquila
Comandante degli Usar messicani: 'In Italia ho ricevuto un encomio'
(dell'inviato Domenico Palesse) Si chiama Carlos Cienfuegos Morales e il suo sessantaquattresimo compleanno lo ha passato sotto le macerie. A Caracas. Sotto quella torre dove sono stati ritrovati i corpi di Enzo Cuomo, della moglie Trini Adrian e della figlia Isabella. Folta barba bianca, berretto sotto il caschetto d'ordinanza e kefiah al collo, i suoi abiti sono perennemente impolverati. Chi lo conosce ha difficoltà a ricordare quella volta in cui non avesse indosso la sua divisa, inseparabile compagna di viaggio in ogni angolo del mondo, ovunque serva aiuto per salvare vite, dal Giappone all'Iran. Ma anche in Italia, all'Aquila, dove prese parte alla missione dopo il terribile terremoto del 2009. "Ero con i vigili del fuoco - racconta all'ANSA -, ci hanno aperto il loro cuore". Lui, il fondatore e comandante dei 'Topos' messicani, è una specie di leggenda. Minuto, occhi sorridenti e un'esperienza cinquantennale, come racconta lui stesso, tra cunicoli e tunnel scavati nelle macerie in cerca di qualche segnale di vita. E' il capo delle 'talpe', il team di ricerca e soccorso nato nel 1985 in seguito al sisma di magnitudo 8.1 che rase al suolo Città del Messico causando circa diecimila vittime. Una squadra di volontari che oggi, quarant'anni dopo, conta circa 200 super-esperti nella ricerca e soccorso pronti a imbarcarsi per ogni angolo del mondo. Mentre alle sue spalle le gru continuano a spostare massi e acciaio, il 'Topo' racconta il suo passato. "Ho cinquantaquattro anni di servizio - spiega -. Siamo arrivati in Venezuela tra giovedì e venerdì scorso e siamo subito venuti qui su questo sito, da dove non ci siamo mai mossi". Il sito è quello della torre Petunia II, un edificio di 14 piani collassato su se stesso e dove sono stati recuperati i cadaveri dei tre italo-venezuelani. "Abbiamo recuperato anche un cane in vita - rivela -, purtroppo la sua padrona non ce l'ha fatta". Il passato di Cienfuegos Morales intrecciato inevitabilmente anche con l'Italia. Quando parla della sua esperienza all'Aquila accenna un sorriso con una smorfia di dolore per le 309 vittime di quel terremoto che devastò la città. "Ricordo benissimo quei momenti - racconta -, i colleghi dei vigili del fuoco ci hanno accolto a braccia aperte. Mi hanno fatto visitare le loro caserme e non solo, mi hanno anche conferito un encomio al centro di comando. L'Italia è un Paese bellissimo, dall'Aquila mi portarono a visitare la fontana di Trevi e tutta Roma".
Y.Borowski--GL