>>>ANSA/ 'Silent Life' biopic onirico su Rodolfo Valentino a 100 dalla morte
La grande star del cinema muto raccontata in un film di Vladislav Kozlov presto in Italia
(di Lucia Magi) Rodolfo Valentino è morto 100 anni fa. Il 23 agosto del 1926, la star del cinema muto - primo sex symbol della Hollywood classica, primo italiano a illuminare il firmamento della Walk of Fame - si è spenta a New York per complicazioni seguite a un'operazione a un'ulcera perforata. Aveva 31 anni. Migliaia di donne vegliavano sotto le finestre dell'ospedale in cui rimase ricoverato per otto giorni. Nato nel 1895 a Castellaneta, in Puglia, Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi arriva da solo negli Stati Uniti a 18 anni, dove vive di espedienti prima di approdare al cinema. Il successo arriva nel 1921 con 'I quattro cavalieri dell'Apocalisse', seguito da 'Lo sceicco', 'Sangue e arena' e 'Il figlio dello sceicco'. A un secolo dalla sua morte lo racconta 'Silent Life: The Rudolph Valentino Centennial Final Cut', film indipendente diretto da Vladislav Kozlov, che interpreta anche l'attore. Non un biopic tradizionale: dal letto d'ospedale in cui sta morendo, la stella dallo sguardo magnetico ripercorre la propria vita come un film proiettato in una sala vuota. I momenti della sua morte sono ripercorsi dalla leggendaria Lady in Black, la donna velata di nero che per anni ha visitato la sua tomba all'Hollywood forever, il cimitero monumentale di Los Angeles, lasciando una rosa rossa. A interpretarla è Terry Moore, 97 anni, candidata all'Oscar per 'Torna, piccola Sheba'. Sherilyn Fenn, la Audrey Horne di 'Twin Peaks', è la diva del muto Alla Nazimova che scopre, cambia nome e lancia Valentino. Isabella Rossellini è la madre del futuro attore, rimasta in Italia a struggersi di nostalgia. Franco Nero, che aveva già vestito i panni del divo nel film per la tv diretto da Melville Shavelson nel 1975, presta la voce al suo spirito. Kozlov, 50 anni, nato a Mosca e arrivato a Los Angeles a 17, ha impiegato due decenni per realizzare il film. Il suo rapporto con Valentino comincia da bambino. "Quando ero all'asilo, in bagno vidi alla finestra la grande ombra di una capra, mi spaventai e cominciai a balbettare. Balbettavo così tanto che non riuscivo quasi più a parlare. Mio padre mi portò delle videocassette con i film muti di Charlie Chaplin, Douglas Fairbanks e Rodolfo Valentino e mi disse: 'guarda, questi uomini non parlano, ma riescono a esprimersi con gli occhi'", ricorda in un'intervista con l'ANSA. "Quando a scuola tutti cominciavano a innamorarsi, io non riuscivo a parlare con le ragazze. Allora prendevo una rosa, come Valentino nei film, la lasciavo alla ragazza che mi piaceva e cercavo di farle capire con gli occhi quello che provavo". La balbuzie lo accompagnò per decenni. "Non riuscivo neppure a comprare il pane e il latte: dovevo scriverlo su un pezzo di carta e mostrarlo. Avevo una fotografia di Valentino sulla parete e pensavo: un giorno andrò a Hollywood e sarò come lui". A Los Angeles Kozlov arriva con zero soldi e poco inglese. "Ho fatto il lavapiatti, il custode, l'idraulico, il cameriere...di tutto". Dopo le prime esperienze sui set, ha lavorato in 'The Terminal' di Steven Spielberg e in 'The Good Shepherd' di Robert De Niro. Fu De Niro, vedendolo leggere una biografia di Valentino, a notare la somiglianza e a suggerirgli di fare un film su di lui. Cominciò così un lavoro lungo due decenni, mentre raccoglieva finanziamenti e si faceva prestare attrezzature, costumi e location. Per il ruolo della madre pensa al volto intenso di un'altra icona internazionale del cinema italiano: Isabella Rossellini. "Avevo bisogno di mostrare un amore autentico. Valentino non vedeva sua madre da anni e raccontava che l'oceano li divideva. Anche tra me e mia madre c'era l'oceano. Il mio agente si è messo a tartassare Cinecittà e alla fine Isabella ci ha risposto e ha premiato la nostra persistenza". Lo ricorda lei stessa nelle note di produzione del biopic: "Vlad conosce profondamente Rodolfo Valentino e credo che segretamente si identifichi con lui. La somiglianza fisica è sorprendente. Nulla ha fermato la sua determinazione. Ha girato il film man mano che arrivavano i soldi. Ci ha messo vent'anni. Ero impressionata dal fatto che David Lynch ne avesse impiegati cinque per 'Eraserhead', ma Vlad lo ha battuto!". Franco Nero entra nel progetto dopo aver visto le immagini già girate. "Mi disse: visto che balbetti ancora, perché non faccio io non soltanto il narratore, ma lo spirito di Valentino?", spiega il regista che è un fiume d'entusiasmo per questo progetto di una vita. È l'eredità morale di Valentino e della sua vicenda umana che lo animano dal profondo: "L'amore è importante. Dobbiamo darci amore gli uni agli altri perché stiamo perdendo questa qualità. Pensiamo alla carriera e ai soldi, e va bene, ma abbiamo perso quel particolare senso di sentire e dimostrare affetto. Valentino rappresentava l'amore anche sullo schermo. L'amore è tutto. Questo è il suo messaggio per noi". E il film gli fa da testamento. Sarà proiettato il 10 settembre al Toronto International Film Festival, per poi arrivare al festival di Torino a novembre.
C.Bak--GL
